Riflessioni di un pirata
Parliamo di correttezza. Riviste specializzate, giornalismo di massa, spot pubblicitari, opinionisti e lavoratori del settore sostengono che scaricare videogiochi non è nè corretto nè legale.
Che non sia legale è innegabile. Ma non sempre illegale è sinonimo di ingiusto e legale sinonimo di giusto.
Ci sono stati momenti della nostra storia in cui era considerato illegale esprimere le proprie opinioni (ma perchè ora è legale?!) eppure nessuno sano di mente potrebbe sostenere che esprimere le proprie opinioni sia una cosa ingiusta. Di conseguenza l’attributo di illegalità, seppur incontestabile, non è un attributo assoluto ma solo relativo alla nostra attuale giurisdizione.
Sull’attributo di correttezza invece possiamo speculare un pò di più. A grandi linee ciò che è giusto ora era giusto anche mille anni fa: uccidere un uomo perchè ci sta antipatico non è giusto ora come non era giusto nel Medioevo. Ma scaricare videogame è giusto?!
Un pò di cifre:
- The Sims: 16 milioni di copie vendute SOLO per PC
- Grand Theft Auto IV: videogioco più costoso in termini di produzione: 100 milioni di dollari tra costi di produzione, marketing e compensi.
Tenendo conto che un videogioco costa intorno ai 40 euro e che suddetti giochi sono usciti anche su svariate altre piattaforme si evince che, nonostante il costo medio per la produzione di un videogame si aggiri intorno ai 50/80 milioni di dollari, un margine di guadagno piuttosto ampio rimane (contate anche che giochi come GTA diventano MARCHI che ricevono DIRITTI). E allora io mi chiedo: se i videogiochi costassero il giusto ci sarebbe ancora qualcuno che li scarica?!

L’altro giorno sono entrata in un negozio di elettronica giusto perchè avevo da aspettare una mezz’ora e non sapevo cosa fare. Ovviamente mi sono fiondata al reparto giochi, non perchè volessi comprare qualcosa ma semplicemente per rifarmi un pò gli occhi.
Me ne stavo andando sconsolata quando ho notato una copia di Discworld Noir, un vecchio gioco che mi aveva fatto spendere piacevoli ore quando ancora avevo la Playstation 1. L’ho girato per vedere le immagini di retro-copertina e mi è caduto l’occhio sul prezzo: 4 euro e 90! Senza pensarci mi sono avviata verso la cassa con il gioco in mano e mentre camminavo pensavo: “Ma perchè lo stai comprando quando puoi scaricarlo gratis? Oltrettutto un gioco che, seppur bellissimo, ha già parecchi anni alle spalle e a cui hai già giocato?! Non contando la tua attuale disastrosa situazione finanziaria…” Lì per lì non ho risposto alla mia domanda, ho solo pagato il mio gioco e sono tornata a casa. In questi giorni però ci ho ripensato.
Scaricare un gioco non è sempre conveniente: il rischio di virus, anche quando si scarica da fonti più che attendibili, non è mai lo 0%; non è possibile fruire del collegamento online laddove sia presente; spesso non si possono scaricare le giuste patch per mancanza della relativa crack; interminabili ore di attesa.
E allora perchè si scaricano? Perchè costano troppo! Contando anche che per giocare abbiamo bisogno di un pc (mille euro) e una connessione ADSL (30 euro al mese), 40 euro per un videogame sono proibitive per la maggior parte dei giovani. E potremo anche andare a monte del problema tirando il ballo il fatto che viviamo in una società che non ci da lavoro, non ci sostiene, rende inaccessibile lo studio a chi non ha una famiglia benestante alle spalle e anche quando troviamo lavoro la maggior parte dello stipendio viene diviso tra affitto e bollette.
C’è chi sostiene che il videogioco è un hobby e come tale non indispensabile. Vero. Ma cosa sono gli hobby se non tutte quelle cose piacevoli che facciamo nel tempo libero? E cosa sarebbe la vita senza essi? Del tempo vuoto tra la fine di una giornata lavorativa e l’inizia di quella successiva.
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