WordPress censura un post su John Ashfield
Una brutta storia di censura sta imperversando sulla rete in questi giorni. Una storia che coinvolge l’Italia, i blogger, WordPress e la marca di abbigliamento John Ashfield. Una storia che colpisce tutti noi quindi, sintomo di come stanno evolvendo a livello locale e mondiale le leggi sulla diffamazione e la privacy.
La protagonista in questo caso è Sybelle una ragazza che ha un blog su WordPress.com chiamato Altezzosa & Poco Loquace. Il 5 Aprile 2009 pubblica un post in cui critica in modo molto pacato la campagna pubblicitaria di John Ashfield, linea di abbigliamento made in Italy:
Quando scrivo di qualcosa che non mi piace so essere particolarmente acida.
Questa è una di quelle occasioni.Parliamo delle campagne stampa di John Ashfield che mi sorbisco costantemente in quanto lettrice di XL.
Compro il voluminoso giornale e mi ritrovo a fissare quelle che possono esser catalogate tra le più sgraziate pubblicità mai viste.John Ashfield è una marca d’abbigliamento che s’appoggia su una ben costruita brand image: produce un vestiario (e relativi accessori) che si rivolgono a un pubblico giovane, tra i 23 e i 35 anni (secondo la mia percezione) rievocando l’atmosfera dello sport, in particolare del cricket e del golf.
Quindi viene in mente Londra, i tornei tra prati verdi perfettamente tagliati e una certa noblesse d’animo.Niente male per un’azienda della provincia di Forlì e Cesena, insomma.
Quando ho scoperto questo piccolo particolare mi son meravigliata.Non apprezzo molto lo stile che questa marca propone, un casual sui toni del blu, del beige e del verde, ma ammetto d’esser affascinata da certe iconografie (come l’uso di stemmi) e dalle camicie dai sobri ma inconsueti dettagli, cose che John Ashfield mostra in ogni collezione.
Comunque, torniamo alle campagne stampa.
Questo mese sulla quarta di copertina di XL si può ‘ammirare’ la pubblicità in questione della collezione primavera/estate 2009.
Rappresenta due modelli (sempre gli stessi da qualche stagione) su un campo da golf.
Rabbrividisco.
1) Le fotografie dei modelli non sono a fuoco. Oltretutto le loro figure sono scontornate male. E la sovrapposizione del ragazzo sulla ragazza è pessima: si vede che non son stati fotografati insieme: lei pare sproporzionata rispetto a lui;
2) Che razza di fotografia hanno scelto come sfondo? Siamo in Svizzera? Cosa sono quelle casette che si vedono a sinistra? Le luci inoltre non combaciano: mentre i modelli son illuminati da riflettori frontali, nella fotografia di sfondo il sole cade da destra. Insomma, gli elementi si fondono alla grandissima! Eh!
3) Che espressione ha il modello? Terrorizzata? E’ colto di sorpresa? Sempre meglio della modella che pare pensare ‘Che ci sto a fare qui?’.
4) Marchio e logo. Penso siano stati realizzati con Paint, più o meno. Kitch a dir poco. Il font usato, oltretutto, è stra-usato e non centra assolutamente niente.Signor John Ashfield, please!
Change!
Nulla di male quindi, una semplice opinione su un lavoro grafico non proprio ben realizzato.
Il 28 Agosto qualcuno lascia un commento in cui dice di aver lavorato per la John Ashfield e che, secondo lui, si tratta di un garage nella provincia di Forlì e che la produzione vera e propria viene fatta in Bangladesh dove la manodopera costa pochissimo.
A questo commento ne seguono altri che invece elogiano l’azienda in modo talmente palese che alla sottoscritta puzzano un po’. Ma fin qua ci possiamo anche stare, normale strategia di marketing: ad un commento contrario ne pubblichiamo 10 favorevoli per bilanciare l’opinione pubblica.
Se volete leggere l’articolo originale corredato dai commenti li trovate sulla pagina del blog di Sybelle salvata nella cache di Google.
Il 12 Febbraio 2010 Sybelle trova il blog inaccessibile. In un thread su FrindFeed spiega:
Venerdì sera un amico mi avverte che il blog è inaccessibile: scrivo a WordPress e mi viene chiesto (in inglese) di rimuovere dal post tutto ciò che non posso certificare come vero. Nel mio post sono contenenti opinioni sulla campagna stampa (che ritengo sia carente da certi punti di vista), ma ripeto: opinioni. Credo che il post sia stato segnalato (non so bene da chi, ma un’idea ovviamente ce l’ho) ma che non sia stato letto da qualcuno che conosce l’italiano
Dopo qualche giorno WordPress le ridà indietro il blog ma senza il post incriminato. Sybelle riassume così la vicenda (sempre su FriendFeed):
Tirando le somme, mi pare che sia andata così: Qualcuno in JA viene a sapere della lotta che si è scatenata nei commenti del mio post. Forse non hanno mai avuto a che fare con i blogger quindi preferiscono rivolgersi direttamente a WP chiedendo di rimuovere il tutto, probabilmente minacciando catastrofiche conseguenze legali. A WP fanno il primo errore: per salvaguardarsi oscurano in blog senza nemmeno avvertirmi. Sono io a mandare loro una mail, e così facendo ottengo la riapertura del blog, ma senza il post incriminato. A questo punto a WP fanno il secondo errore. A mie richieste ripetute di spiegazione, rispondono a monosillabi senza dare informazioni chiare, fino ad arrivare alla risposta più comica: “contatta chi si è lamentato del post”, il tutto ovviamente senza dirmi chi esso sia. In questa risposta comunque, è evidente la volontà di WP di tirarsi fuori dalla faccenda: mi consigliano di contattare direttamente il delatore, e mi avvertono che, se non ci metteremo d’accordo tra noi, l’unico modo per risolvere la questione sarà un’ordine del tribunale. Hanno dato un colpo al cerchio e un colpo alla botte, hanno fatto contento JA oscurando il post e, in teoria, contenta me lasciandomi il blog. Ora ci invitano a vedercela fra noi, e il dubbio è ovvio, che fare? Avvocato? Scrivo? Chiamo? Credo sia doveroso, ormai, da parte mia fare la prima mossa (per quanto sia assurdo).
Lascio a voi tirare le vostre conclusioni. Dal canto mio sto ancora cercando di decidere se ha fatto peggior figura John Ashfield o WordPress.com…
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Non me lo sarei davvero mai aspettato, questo comportamento da WordPress. Sono proprio sorpresa!
John Ashfield Riprendiamo nuovamente la nostra lettera aperta per ribadire
un concetto che sembra non essere chiaro a molti lettori del blog. Innanzitutto non abbiamo mai richiesto nè voluto provocare la chiusura del blog di Sybelle da parte di WordPress. Siamo un’azienda italiana che opera dal 1982 in Italia ed all’estero, siamo produttori di abbigliamento ed in questo abbiamo una grande esperienza ,ma certamente non siamo esperti di Blogs sul web e relative regolamentazioni a tutela degli utenti di tale servizio.Senza ombra di dubbio abbiamo sbagliato nel rivolgerci a WordPress anzichè scrivere direttamente a Sybelle, ma questo , che ci crediate o no, è stato dettato proprio dalla nostra inesperienza in questo settore. Abbiamo sbagliato e questo ci aiuterà a capire meglio per il futuro come muoverci in questi casi.
Non ci vogliamo ergere a giudici di nessuno nè tantomeno ci vogliamo mettere su un piedistallo come siamo stati accusati di fare. Siamo un’azienda aperta a tutte le critiche, ma non certamente alle offese gratuite soprattutto se anonime e fatte per colpire la nostra immagine e il nostro lavoro.
Abbiamo sempre operato, in tutti questi anni di attività, nel pieno rispetto delle regole del nostro Paese e del Mercato in cui operavamo.
Siamo nell’epoca dell’economia globale ed operiamo a livello mondiale sia in export che in import, ma oltre il 65% della nostra produzione è ancora creato in Italia e nei nostri laboratori e quando operiamo con laboratori sui territori esteri , la loro organizzazione e le direttive della produzione sono fornite dalla nostra sede. Abbiamo ottenuto il riconoscimento da parte della Camera di Commercio come azienda che crea capi su misura nei nostri laboratori di sartoria. Abbiamo sempre regolarmente etichettato i nostri capi con la loro reale provenienza come è previsto dalle norme di legge. … Mostra tutto
Non disconosciamo quanto si trovi scritto in generale sulle aree import ed export della Camera di Commercio relativamente alla nostra compagnia, ma si tratta di descrizioni generali, fornite alla Camera di Commercio ancora all’inizio della nostra attività e da allora mai aggiornate, in quanto per noi non determinanti della qualità di un’azienda, anche perchè da allora le realtà aziendali sono variate molto e si sono ampliate . Inoltre tali diciture riportano semplicemente le possibili aree import ed export di un’azienda, non certamente quanta parte di vendite o di produzione queste zone citate rispecchino sulla totalità del fatturato o della produzione aziendale.
Riteniamo di avere sempre operato con correttezza ed abbiamo molti collaboratori che lavorano con noi dall’inizio della nostra attività e che , crediamo, come noi, meritino il giusto rispetto della propria attività e degli sforzi che compiono per mantenere alta l’immagine del nostro marchio.
E’ anche per questo motivo che non possiamo accettare offese gratuite ed anonime , per quanto invece accettiamo le critiche , meglio se costruttive e se fatte da persone che hanno esperienza del nostro settore . Riteniamo che , nonostante la nostra lunga esperienza, in ogni settore ci sia sempre da imparare. Non ultimo dovremo anche imparare le regole del Web…. . John Ashfield
Egregio Signor Andrea, sarebbe bene spiegasse meglio. Lei, secondo me, commette il più grosso degli errori di chi mente sapendo di mentire! Perdoni il gioco di parole e la preposta certezza di pensiero.
Inizia affermando – “()… Innanzitutto non abbiamo mai richiesto nè voluto provocare la chiusura del blog di Sybelle da parte di WordPress… ()” – ma prosegue subito dopo contraddicendosi – “()… Senza ombra di dubbio abbiamo sbagliato nel rivolgerci a WordPress anzichè scrivere direttamente a Sybelle…()”. Dunque è stato Lei far chiudere il blog o quanto meno a lamentarsene.
Forse un passo indietro non farebbe male a nessuno e darebbe una valenza umana alla Sua presa di posizione. In fondo Sybelle ha espresso la sua personalissima opinione su un lavoro grafico che, anche a parer mio, non è proprio un gran bel lavoro. Questo non significa offendere o denigrare nessuno, semplicemente esprimersi in libertà.
Se permette il mio pensiero, accettare le critiche serve a migliorare sia umanamente che professionalmente.
Cordiali saluti
Luigi